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Voluntary disclosure, spending review e web tax cardini della nuova manovra da 15 mliardi

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Tags: voluntarydisclosure
Dopo le indiscrezioni del Ministro Padoan, prende forma l'idea del Governo

15/09/2016 - (Teleborsa) – Pochi giorni fa, dai salotti di ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha rivelato che è tutto pronto per la voluntary disclosure ‘parte seconda’, dopo gli incoraggianti risultati ottenuti lo scorso anno, quando dal rientro di capitali all’estero lo Stato ha potuto beneficiare di entrate per 4 miliardi di euro. Secondo le stime più realistiche, difficilmente si potrà replicare la cifra dello scorso anno – come ammesso dallo stesso Ministro Padoan, che si accontenterebbe anche di una cifra intorno ai 2-3 miliardi – ma questo non è che il primo passo di una manovra finanziaria nella quale ballano non meno di 15-20 miliardi di euro, che il Governo dovrà reperire. Si, ma come?
I tecnici, secondo i rumors di questi giorni, sono già al lavoro e avrebbero messo nel mirino le macroaree dalle quali potranno arrivare i miliardi necessari. Quella delle voluntary disclosure è una strada da percorrere, ma in termini numerici è la meno corposa. Circa 5 miliardi di euro dovrebbero arrivare da una nuova fase di spending review, attraverso il taglio di spesa pubblica non considerata necessaria o comunque a basso impatto per i servizi, cifra alla quale potranno poi aggiungersi circa 3 miliardi di euro derivanti dalla web-tax, ovvero la tassazione che andrebbe a colpire le multinazionali che operano in Rete, come ad esempio Google o gli altri giganti del web.

Ma quello su cui il governo punta maggiormente è ottenere dalla UE il via libera a un ulteriore aumento del deficit. L’idea di fondo, in altre parole, sarebbe rendere flessibile di circa 0,6 punti percentuali l’indebitamento previsto per il 2017, che salirebbe dall’1,8% al 2,3%-2,4%, una mossa quest’ultima che garantirebbe una forbice compresa fra 8 e 10 miliardi di euro, ma che necessita dell’ok da parte di Bruxelles, non del tutto scontato.



Rientro dei capitali, la voluntary-bis allunga di un anno a parità di sanzioni

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Una voluntary-bis quasi in fotocopia della precedente. Stesse regole, stesse procedure, stessi modelli per non precludere il successo dell’operazione. La novità allo studio è quella di non aumentare le sanzioni ma di estendere l’arco temporale di applicazione. Finora si è ragionato sull’estensione del rientro dei capitali al 30 settembre 2015 (la precedente edizione si “fermava” al 30 settembre 2014). Sul tavolo, però, c’è pure l’ipotesi di arrivare a “coprire” un arco temporale di sei anni, includendo anche il 2009 ormai non più accertabile (salvi i casi di raddoppio dei termini). Il tutto, come anticipato, a penalità invariate rispetto alla voluntary «1.0».
La valutazione di convenzienza sulla nuova emersione non sarà vincolata solo ai paletti temporali e sanzionatori. Lo scenario internazionale (da considerare), infatti, è destinato drasticamente a cambiare nel 2018, quando debutterà lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali. Un passaggio-chiave per escludere a priori ogni ipotesi di voluntary disclosure a regime.
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